You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Come psicoanalisti siamo oggi sempre più spesso sollecitati dai nostri pazienti sul terreno delle «regole del gioco» e ci troviamo alle prese con situazioni cliniche e realtà di vita individuale e sociale sostanzialmente diverse da quelle che hanno caratterizzato l'attività delle prime generazioni degli psicoanalisti nel secolo scorso.
L'attuale contesto sociale, culturale ed economico, definisce un campo dalle linee di forza decisamente contrastanti l'appeal e la praticabilità della psicoanalisi: «velocità», «mobilità», «urgenza», «prestazionalità», «consumo», «superficialità», «immagine», sono alcune delle parole chiave che descrivono i modi del vivere nella contemporaneità e che rimandano a indubbi fattori di ostacolo per le possibilità di successo della psicoanalisi come intervento di cura, in un mondo nel quale le interazioni sociali si collocano sempre di più nello spazio virtuale della rete, a scapito della profondità delle relazioni e di una vera reciprocità interpersonale. Dobbiamo poi aggiungere il fatto che l'attuale crisi economica, oltre a sottrarre concretamente risorse per la maggior parte delle persone, rende ancora più problematico in senso difensivo-resistenziale il rapporto dei nostri pazienti con il denaro da utilizzare per la cura, ponendo «specifiche difficoltà per l'analista nel mantenere la cornice analitica» (Christopoulos, 2013).
Tutto questo condiziona e orienta sfavorevolmente bisogni, aspettative e possibilità delle persone che potrebbero fruire efficacemente di un trattamento analitico. In buona sostanza, il «metasetting» (Liberman, 1972) contemporaneo non è