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Mio padre era serio come si addice a un professore di filosofia, ma sempre ispirato, alla ricerca di stimoli nuovi, capace di entrare in profondità e con passione nella sua professione di Editore. Sottolineava che ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande diventa, in breve, arido, perde la temperatura che favorisce la vita.
Ripeteva che le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca, che trovano le loro risposte provvisorie e insufficienti, potrebbero scoprire nelle successive prove della loro insoddisfazione il loro vero bagaglio di patrimonio artistico e scientifico. Il mondo normale, la vita normale, il corso normale delle cose viene di continuo stravolto. Ecco perché nessun uomo, nato nuovo sotto il sole, potrà mai dire: «non ho nulla da aggiungere». Un bravo Editore, che sa che non esistono ovvietà, avrà sempre molto da fare.
Non sono tanto le domande, le riflessioni di straordinaria densità intellettuale a stupirci e a caratterizzarne il suo pensiero, quanto il modo in cui le pone. È inconfondibile la sua capacità di interrogarsi - in modo sempre nuovo, eppure sempre diverso - sui fondamentali problemi dell'esistenza, muovendo dalla concretezza della vita, della situazione, dei sentimenti; facendone scaturire significati sorprendenti, e implicazioni inattese.
Ciò che voleva salvare non sono le grandi cose, né le parole altisonanti, ma i chiaroscuri e i semitoni; i capricci, gli ornamenti, i dettagli, le piccole eccezioni; i segni dimenticati, le innumerevoli varianti di grigio, il gioco, e la lacrima del riso.
Lo contraddistingueva un forte senso dell'«Altro», un compartire, un'ironia segno di consapevolezza e misura, che lo tratteneva al di qua delle emozioni, che lo sottraeva alle insidie dello sconforto. Una lievità mentale accompagnata da un'eguale leggerezza espressiva, una semplicità, risultato di una rigorosa e magistrale padronanza degli strumenti linguistici e metrici, un nascosto rigore e una forte musicalità avevano come effetto un inc