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Vale la pena di ricordare anzitutto che il problema di una distinzione tra materia e pensiero, tra mente e corpo, e quindi dei loro reciproci rapporti, sia nato e cresciuto di importanza in alcuni momenti storici della cultura occidentale, mentre la distinzione è sempre stata meno netta in altre culture, come quelle orientali, quella indigena del continente americano, o quella sciamanica. In realtà è stata scarsamente presente anche nella medicina occidentale fino alla metà dell'800: il medico tendeva molto più di oggi a considerare l'insieme della persona del paziente, ed era ben più consapevole dell'influsso di fattori emotivi/sociali sulla patologia organica.
Parliamo quindi di una costruzione culturale - certo meritevole del massimo interesse - non di qualcosa che scontatamente esiste.
Per molto tempo il filone dominante nella cultura occidentale è stato quello dualista, a partire da Platone, attraverso il cristianesimo, fino a trovare la massima espressione in Cartesio: una res cogitans(mente) conferisce forma, vita e funzioni a una res extensa del tutto inerte, il corpo. Le posizioni dualiste hanno implicato in genere una connotazione metafisico-religiosa, laddove il concetto di mente, nel suo avere caratteri di sostanza, separata rispetto al corpo, si sovrappone a quello di anima.
Il dualismo pone immediatamente il problema di possibili influenze reciproche tra le due entità, come indicato dai termini psico-somatico o somato-psichico. Il concetto più diffuso è quello di un influsso della mente sul corpo: è quello dei primi