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Scopo di questo lavoro è rielaborare la tesi di Freud (1899) del sogno come appagamento di desiderio. Conrotto (2006) si domanda se alla luce degli sviluppi della psicoanalisi, che a partire dalla seconda topica freudiana includono il modello bioniano, winnicottiano e del «campo», sia ancora possibile sostenere che tutti i sogni rappresentino l'appagamento di un desiderio. Io, notando delle significative differenze nella concettualizzazione teorica e nella conseguente tecnica di interpretazione del sogno nel corso dell'opera di Freud, mi limiterò a circoscrivere l'interrogativo di Conrotto all'interno del campo freudiano.
Per analizzare le differenze incontrate nello sviluppo del pensiero freudiano mi servirò di tre sogni campione tratti da altrettanti contributi dello stesso Freud.
Nelle conclusioni cercherò di sviluppare un punto di vista personale che intende reinterpretare la teoria dell'appagamento del desiderio, proponendo una mia ipotesi teorica sul funzionamento psichico.
Nel riconsiderare alcune affermazioni mi sembra che lo stesso Freud lasci più di un dubbio su un'univoca interpretazione del sogno come appagamento di desiderio. Nel paragrafo (C) del capitolo 7 de L'interpretazione dei sogni (Freud, 1899) intitolato, appunto, L'appagamento di desiderio, veniamo già introdotti alla complessità del concetto che appare variegato e nient'affatto univoco. La ben nota favola dei tre desideri accordati dalla fata alla sciagurata coppia di sposi (Freud, 1899, 530, nota 1) propone già la condizione di conflittualità tra i sistemi intrapsichici nella pretesa di appagamento del desiderio. Ogni sottoinsieme topico dello psichismo mirerebbe infatti a soddisfacimenti diversi e tra loro in conflitto.