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Terzo. Da Freud a Lacan e a Ogden incontrando Green
Questo dossier si occupa del «terzo» e della « terzietà» in alcuni dei modi con cui la psicoanalisi ha interpretato questo concetto. Tre autori, Gilbert Diaktine, Christian Delourmel e Mauro Manica ne hanno riletto altri tre: Jaques Lacan, André Green e Thomas Ogden. Non si è trattato tuttavia solo di una rilettura, ma di una vera riedizione del pensiero dei tre predecessori, ri-legandolo ad altre fonti di pensiero. Gli autori ci fanno confrontare, e in alcuni casi vivere attraverso la clinica (un vero «pensiero vivente» con Green), la condizione di terzietà - o terzeità, terzità, nelle varie accezioni1- con i dovuti distinguo, ma anche con la potenza che questo concetto ha insito in sé, quella di andare oltre, di separarsi dalla rassicurante e insidiosa condizione del doppio.
Se Freud è stato il principio della letteratura psicoanalitica sul terzo, introducendo il concetto di complesso edipico a partire dal mito di Edipo della tragedia sofoclea, è ben evidente che il terzo lo ha preceduto con il mito stesso, oltre ad averlo poi seguito nel pensiero degli autori qui riproposti.
Il numero tre aveva ricevuto particolari attenzioni già nel mondo antico. Nella mitologia greca molte divinità erano trine, come le Parche, le Furie e le Grazie. La scuola Pitagorica nell'integrare la geometria ai numeri e alla matematica, ma anche al sacro, ha valorizzato alcune figure geometriche, come il triangolo, il tetraktys, che etimologicamente definisce un «numero triangolare» ed è un triangolo a base quattro, o il pentagramma, simbolo dei pitagorici, ottenuto dalla sovrapposizione di tre triangoli, fino al noto teorema, ancora validato dalla matematica attuale. Nell'integrazione tra numeri e geometria, più voluta che scientificamente provata, il numero tre corrisponde al maschile, finito e limitato, e al piano. Il finito e limitato dei pitagorici, ma anche limitante e definente, caratteristico di un maschile paterno, sembra favorire u