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Il momento robotico. Mi ero già imbattuta in un libro di Sherry Turkle alcuni anni fa: il suo pragmatismo americano nel porre domande intriganti e impegnative sulle conseguenze emotive e relazionali, a seguito dello sviluppo dei mezzi tecnologici, mi aveva colpito e stimolato alla riflessione. Sherry Turkle non offre risposte, ma pone ulteriori questioni e apre a nuove riflessioni.
Mentre ero a Boston al convegno IPA 2015, negli intervalli tra le relazioni, mi godevo le luci dell ‘oceano e il profumo di tecnologia e di ricerca che mi avvolgeva passeggiando nei giardini di Harvard: mi sentivo immersa in un mondo che corre verso il futuro e che il futuro in parte lo crea. Mi sono ricordata delle ricerche di Sherry Turkle svolte al MIT e, da brava tecnologica, mi sono tuffata nel mio Ebook che mi ha permesso di scoprire un nuovo testo dell'autrice. Mi ci sono immersa con divertimento e piacere.
L'autrice è una psicologa di formazione psicoanalitica, ricercatrice che dagli anni Settanta ha dedicato parte della sua vita ad approfondire le complesse e diverse interazioni di bambini, adolescenti e adulti con i mezzi di comunicazione tecnologici, ponendosi svariate domande sul loro e nostro futuro relazionale. Definita «l'antropologa del cyber spazio», ha conseguito negli anni Settanta ad Harvard un dottorato in Sociologia e Psicologia della personalità. Èmembro della Boston Psychoanalytic Society. Attualmente insegna al Mit (Massachussets Institute of Technology). Ha scritto numerosi articoli su psicoanalisi e cultura e sugli aspetti delle relazioni fra le persone e la tecnologia.
Sherry Turkle, con interesse e stupore, rimane in un difficile equilibrio fra la difesa del noto e l'apertura verso un ignoto «perturbante», così come lo intendeva Freud, o «insaturo» per come lo leggeva Bion.
In questo libro l'autrice parte dalla ricerca sul campo, svolta attraverso momenti di osservazione sperimentale e colloqui clinici, e arriva a porsi una serie