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Sono grata a Zucchini, che, attraverso il suo lavoro di riflessione, la sua compiutezza di scrittura ed il suo impegno di pubblicazione, mi ha permesso di accrescere le mie conoscenze attraverso la lettura di questa preziosa raccolta dei suoi articoli dedicati a molteplici temi. Il volume è ricco, poliedrico, vario. È suddiviso in settori, concernenti gli ambiti più disparati a dimostrazione dei multiformi interessi dell'autore. Spazia dagli «Interventi» con temi occasionali, di diverso contenuto, tra cui ritengo rilevante quello «Sulla Guerra» così attuale, dati i tragici tempi che corrono, a «Quale psicoanalisi per quale psichiatria;» alle «Figure» dove tratteggia con incisività, partecipazione e simpatia differenti quadri clinici; con disinvoltura passa alle «Spigolature etimologiche» e ad «Argomenti di epistemologia»; per arrivare alla discussione di quattro libri di quattro differenti autori. Tratta poi de «L'apparato figurale» presentando la tesi che «tutta la psicopatologia, l'intero caravanserraglio delle angosce e dei rispettivi costrutti «difensivi» deriva da insufficiente costituzione, o lesioni o fratture dell'apparato figurale umano». In «Ritagli autobiografici e incontri» i ricordi sono dettati da simpatia, affetto, sana nostalgia. In una parola: da umanità.
Farò riferimento, qua e là, ad alcuni articoli di Zucchini, lasciando ai lettori il piacere di scoprirli al completo ed a me il piacere di non seguire il filo logico, cronologico, tematico degli articoli, ma di assecondare quello associativo-empatico, del tutto personale. Quindi, una scelta arbitraria, non tanto legata all'effettivo rilievo né all'importanza reale dei vari articoli, ma piuttosto più influenzata dai miei personali pregiudizi ed affetti e dall'esprit du temps.
Pur essendo consapevole che per primo dovrei scrivere di Zucchini come del Maestro innovatore della psichiatria e della psicoanalisi, preferisco, invece, incominciare questa recensione in un modo che può apparire bizzarro, vale