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Per noi scrittori i muri sono vincoli da spezzare. Non facciamo che questo con le nostre storie, metaforicamente parlando. Scavalchiamo i muri che separano il reale dall'irreale e la consapevolezza dalla mancata presa di coscienza. Scopriamo il mondo al di là del muro, torniamo di qua e raccontiamo dettagliatamente quanto abbiamo visto. […] In questo consiste il lavoro quotidiano di uno scrittore.
Il tema della violenza subita dagli operatori psichiatrici nel corso del lavoro terapeutico con i pazienti ha sempre suscitato in me un forte interesse. Questo perché, quando tanti anni fa mi trovai per la prima volta di guardia in un reparto psichiatrico, mi successe un curioso episodio. Una paziente che allora era definita caratteropatica grave, temuta per le sue sfuriate violente ed imprevedibili, mi si avvicinò appena entrato in reparto e mi chiese di accompagnarla in fondo al corridoio. Mentre mi trovavo costretto in una posizione senza vie di uscita, improvvisamente, ma in modo evidentemente premeditato, mi mollò due manrovesci al volto, per mia fortuna senza conseguenze fisiche e, del tutto soddisfatta, si allontanò. Rimasi forse più stupito che mortificato, non avevo commesso alcun errore terapeutico, anche se era stata la paura a farmi seguire le sue indicazioni, ma non mi scomposi più di tanto. Ero giovane e come tale un po'idealista,