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Herbert Rosenfeld può essere considerato uno degli analisti più significativi della nostra epoca. In questa mia nota cercherò di mettere in luce quale fosse l'evoluzione del suo pensiero nel momento in cui fu invita-to a tenere seminari in Italia. Ritengo, infatti, che una significativa apertura nel suo modo di lavorare rese per noi italiani i suoi seminari particolarmente fecondi.
Il decennio tra il 1970 e il 1980 fu un periodo di rinnovamento nella Società Psicoanalitica Italiana. Una delle iniziative intraprese dal gruppo dirigente della SPI fu quella di incoraggiare molti giovani a entrare nella Società. A quel tempo ero uno specializzando in psichiatria e mi presentai ai colloqui di selezione dell'Istituto Milanese. Il movimento psicoanalitico italiano ha avuto caratteristiche originali che erano intimamente connesse alla vita culturale e sociale di un paese che stava godendo, dopo la guerra, di una rinascita della cultura nazionale. Per questo la psicoanalisi appariva, dopo la caduta del fascismo, un patrimonio da scoprire e con cui era importante confrontarsi. Una delle caratteristiche della Società Italiana è stata quella di sviluppare alcuni temi analitici a carattere filosofico o epistemologico e approfondire il pensiero di Freud (basti pensare alla traduzione completa dell'opera di Freud da parte di Cesare Musatti). Anche se vi erano nella nostra Società colleghi molto importanti e conosciuti all'estero, come Gaddini e Fornari, presso noi giovani c'era un desiderio molto forte di approfondire e sviluppare la nostra competenza clinica.
Era il periodo in cui la psicoanalisi britannica di matrice kleiniana aveva fatto enormi progressi tanto che alcuni analisti di Milano e Roma andavano a Londra per essere analizzati. Erano loro che portavano a noi giovani gli scritti degli analisti