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L'assunto che sostiene questo mio scritto è che il metodo psicoanalitico e le conoscenze teoriche e tecniche che ha originato forniscano un aiuto peculiare nel trattamento della seria patologia mentale anche e soprattutto nell'urgenza psichiatrica. In quanto psicoanalisti entriamo continuamente in contatto con eventi e vissuti catastrofici che caratterizzano molte vicende personali e gruppali, dentro e fuori la stanza di analisi. Come ci ricorda Bion (1983, 33) navighiamo sempre su zattere precarie in mari tumultuosi a causa della inadeguatezza della mente, – dispositivo troppo recente nella scala dell'evoluzione, e quindi molto imperfetto, – e costretti a indagare con strumenti ancora carenti. Anche in considerazione del fatto che la caratteristica peculiare del metodo psicoanalitico riguarda la prossimità emotiva che esige e che richiede di imbarcarci in viaggi in gran parte sconosciuti e che ci vedranno alla fine trasformati (Bion, 1987). La psicoanalisi non consente il distacco osservatore-osservato di altre tecniche terapeutiche, comportando un'oscillazione tra coinvolgimento e riconquista di asimmetria e soggettività distinte.
D'altro canto siamo consapevoli di quanto le gravi patologie psichiatriche – quelle nelle quali il pensiero concreto e l'agire prevalgono sull'uso del pensiero e della parola – mettano in forte tensione conoscenze e strumenti sia della psichiatria che della psicoanalisi. E anche consci di quanto convinzioni personali e professionali, opzioni teoriche, scelte di modelli e qualità operative dei curanti possano agevolare o anche ostacolare, o rendere persino impossibile, la comunicazione. Ed è proprio da questo punto di vista che il metodo psicoanalitico offre alcune preziose opportunità. Prima tra tutte unaqualità dell'ascolto che facilita il contatto coi