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Queste note sono dettate da un interrogativo: è possibile che una psicosi prenda l'avvio da sensazioni, percezioni, pensieri relativi al corpo? Per il Presidente Schreber sembra sia stato proprio così: tutto è cominciato dal pensiero della sua trasformazione in donna. Allo stesso modo, il recente ricovero nella struttura di cui sono responsabile di un paziente affetto da sindrome di Munchäusen, è stato motivato dalla sua insistenza sulla necessità di sostituire il collo del femore con una protesi: «sentiva» la presenza dell'osso nella cavità acetabolare e questa sensazione gli impediva di camminare, di dormire, di pensare, di vivere. Perciò chiedeva con insistenza di operarsi. I familiari e gli psichiatri che tenevano in cura il paziente si preoccuparono fortemente di questo nuovo attacco demolitivo al corpo: il paziente, infatti, si era già più volte sottoposto ad interventi vasti e mutilanti per presunti problemi fisici di cui non si era trovato riscontro o per i quali sarebbero state sufficienti terapie molto più limitate e molto meno destruenti.
Il corpo è, dunque, solo preda della psicosi o può costituirne un punto di avvio?
Mi sembra utile, a questo punto, esplicitare gli elementi teorici da cui le mie riflessioni prendono le mosse.
Freud (1922) situa il corpo, o meglio la proiezione della sua superficie, nell'Io. La precisazione freudiana circa la relazione Io-corpo potrebbe implicare la necessità che il corpo in quanto oggetto esterno all'apparato psichico sia psichicamente trasformato, tradotto simbolicamente in qualcosa di psichicamente figurabile: la proiezione della sua superficie.