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Il libro che propongo alla lettura degli psicoanalisti non è un libro di psicoanalisi, e non è nemmeno un libro, come scrivono i curatori; è piuttosto un incontro anche per il lettore, un incontro difficile, coinvolgente e inquietante, capace di accendere in noi molte domande sul mondo in cui viviamo e sul modo in cui questo si fa presente nei nostri studi.
Il Libro dell'incontro si compone di diversi autori-partecipanti che danno parole ad aspetti diversi; si passano la voce, si richiamano l'uno all'altro, a continuare un dialogo avviato intorno al 2007 e, ancora oggi, in itinere, vivo e palpitante. Un dialogo sul terrorismo che ha devastato il nostro paese sul finire degli anni Settanta. Una guerra civile a bassa intensità, nel decennio successivo, come viene definito, che ha diviso i cittadini, i gruppi, le stesse famiglie.
In queste pagine si raccontano gli incontri che si sono svolti in un periodo di diversi anni tra alcune vittime, alcuni familiari, alcuni responsabili della lotta armata.
Non si tratta di un contributo all'analisi del fenomeno terrorista, ma di una esperienza del dopo, del lento percorso di ciascuno, vittima e reo, per ripercorrere le sue vicissitudini, ridare voce alla sua singolarità, elaborare gli aspetti drammatici dell'alterità.
Molte sono le voci e i modi di raccontare che troviamo nel libro, si va dai saggi che offrono un approfondimento scientifico e metodologico, a ricognizioni più personali, a lettere, scambi e note autobiografiche. Mi sarà impossibile, per ragioni espositive, citare i numerosi autori, e me ne dispiace, ma prima di cominciare voglio ringraziarli tutti per la felice capacità di trasmettere una esperienza così complessa. Preferisco, credo in sintonia con gli stessi autori, piuttosto che fare un resoconto dettagliato, soffermarmi su alcune questioni, domande e problemi che balzano fuori da queste pagine.
La prima domanda che la lettura suscita è un interrogativo molto importante per i tempi che stiamo vivendo: cosa significa