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Le critiche, ben note, che Wittgenstein ha mosso a Freud sono tutte a mio parere riconducibili a una critica generale all'autocomprensione scientista della psicoanalisi, cioè a quella rappresentazione dello statuto della psicoanalisi che la ascrive alle scienze che ragionano per cause. Sono invece meno discusse le convergenze di Wittgenstein e Freud intorno al concetto di immagine e alla questione del linguaggio di immagini (Bildersprache), e intorno all'idea del carattere configurativo del simbolico. Nel mio intervento, toccherò i due temi che ho enunciato: la discussione che Wittgenstein fa della “mitologia analitica”, da una parte, e le corrispondenze che, in alcuni testi freudiani e wittgensteiniani, possono essere riconosciute tra l'esperienza della creazione artistica e le strutture epistemologiche dell'esperienza analitica. I due temi saranno qui l'occasione per brevi riflessioni sullo statuto scientifico della psicoanalisi.
Conversando su Freud con Rush Rhees nel 1946, Wittgenstein parla di psicoanalisi come mito: dice ad esempio che «Freud […] ha proposto un nuovo mito» (Wittgenstein, 1966, 139; cfr. Borutti, 2005). È rilevante ricostruire l'uso che Wittgenstein fa del campo semantico evocato dalla parola «mito» per definire il campo teorico freudiano (tenendo presente il fatto che Freud stesso si è più