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Voi che sapete | che cosa è amor, | donne, vedete | s'io l'ho nel cor.
Nozze di Figaro, «Aria di Cherubino», Atto II, scena Terza
Mi fa soffrire essere impotente a testimoniarti il mio amore.
Leggendo il titolo di questo bel libro di Cristiana Cimino, Il discorso amoroso, è difficile non riandare al titolo di un famoso libro di Roland Barthes di quarant'anni fa – Frammenti di un discorso amoroso1 – di cui è una naturale citazione e nel cui solco inevitabilmente si colloca. Peraltro, proprio nel 2015 è uscita anche l'edizione italiana del seminario tenuto all'École Pratique des Hautes Études negli anni 1974-1976 nel quale Barthes ne preparò la pubblicazione, edizione che comprende anche le venti voci che, pur essendo state completamente predisposte, furono espunte dall'iniziale progetto di cento lemmi, nonché l'introduzione integrale che solo molto parzialmente era confluita nel capitolo iniziale del volume infine pubblicato.2 Del resto, è possibile scrivere dell'amore – e amare – senza riferirsi, esplicitamente o implicitamente, ad un libro «altro» da sempre già scritto?
Eppure una delle voci non inserite allora da Barthes era proprio quella su «Il libro», dove leggiamo: «LIBRO: Funzione dei libri nell'origine dell'amore: si ama perché si sono avuti dei libri… L'amore viene dal libro, l'amore è prima di tutto scritto. Io non faccio che riscriverlo, all'infinito: non saprei che desiderare, non