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«La vita viene talvolta modellata come un'estetica, una forma rivelata nel modo di essere della persona». Questa riflessione di Bollas (1989, 58) può descrivere la vita nonché l'opera di Lorena Preta e parlo di vita e di opera perché esse sono da intendersi come inscindibili, nella misura in cui la nostra vita è la nostra «opera». Lorena Preta ha ideato e curato per molti anni «Spoleto Scienza», incontri di Scienza e Cultura all'interno del Festival dei due Mondi di Spoleto; è stata direttrice per otto anni della rivista Psiche, ha ideato la collana «Lezioni Italiane»; raffinata psicoanalista, ha curato pubblicazioni molte tradotte all'estero: la sua vita di psicoanalista e di studiosa era stata finora la sua opera.
Ora, dopo una «lunga gestazione», Lorena Preta ci fa dono di «un'opera» breve ma preziosa, che raccoglie e compendia la sua lunga esperienza di lavoro analitico e soprattutto illustra il modo con cui lei pensa alla psicoanalisi. Alla psicoanalisi, si può pensare in molti modi, attraverso un lavoro filologico, clinico, epistemologico, ma non sono solo questi i modi peculiari che caratterizzano l'approccio della Preta, per lei la psicoanalisi è un modo per «attraversare “il resto del mondo”», la psicoanalisi è un transito, un passaggio, la psicoanalisi è trasformazione. Il riferimento a Bion è evidente ma anche a Freud che scrive: «Una psicoanalisi non è una indagine scientifica imparziale, ma un intervento terapeutico; di per sé non serve a dimostrare, ma a modificare qualche cosa» (1908, 557).
La stessa Preta fa riferimento esplicito alle trasformazioni nel descrivere il suo libro (16): «Racconti clinici, riferimenti a vicende personali, teorie psicoanalitiche, rimandi filosofici, letterari e artistici si alternano a formare questo intreccio variegato e mutevole, espressioni ed eventi che riguardano le trasformazioni». Il libro è frutto di ibridazioni tra «contaminazioni feconde», usando un lessico caro alla Preta, un sapere «rizomatico» fatto di «ghirland