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In questo volume gli autori hanno compiuto un'opera magistrale nell'offrire al lettore una ricca scelta, dettagliata e aggiornata, sullo stato della ricerca nel campo della psicoterapia psicodinamica. Nella Prefazione all'edizione italiana, Lingiardi e Del Corno mettono in evidenza l'importante passo in avanti compiuto dalle ricerche empiriche degli ultimi cinquant'anni nel provare «al di là di ogni ragionevole dubbio» l'efficacia della psicoterapia psicodinamica e che «in ogni tipo di trattamento ciò che è più efficace non sono le tecniche specifiche impiegate, bensì tutto quel che concerne la relazione terapeutica» (Resolution on the recognition of psychotherapy effectiveness, APA, 2012) (IX).
Freud (1926), nel dialogo con il suo interlocutore imparziale, spiegava che «la situazione analitica esclude la presenza di terzi. Inoltre le singole sedute di un trattamento presentano un valore disuguale; e un testimone, per forza incompetente, che fosse ammesso a una seduta qualsiasi, non ne trarrebbe perlopiù alcuna impressione valida: correrebbe il rischio di non capire affatto ciò che accade fra psicoanalista e paziente, oppure semplicemente si annoierebbe. Bisogna perciò che, bene o male, egli si accontenti delle nostre informazioni, che cercheremo di rendere quanto più possibile degne di fiducia» (353).
La particolarità della ricerca in psicoterapia psicodinamica risiede in gran parte nell'esistenza di una situazione, uno spazio dinamico, privato, protetto a tutela del paziente e della relazione terapeutica, che possa creare la fiducia necessaria per accedere ai contenuti psichici dell'altro.
Per lungo tempo le terapie psicodinamiche hanno mancato nell'offrire prove della loro efficacia clinica (effectiveness) e statistica (efficacy). La complessità del lavoro clinico, la singolarità dei casi e la posizione riservata e neutrale dell'analista sembravano inconciliabili con qualsiasi intervento interferente, misurante, quantificante, controllante. La mancanza di elementi o