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Il tema del piacere, che esprime uno dei «due principi dell'accadere psichico» (Freud, 1911) - essendo l'altro quello di realtà - rappresenta non solo uno dei cardini su cui Freud ha fondato il funzionamento psichico, ma anche un'istanza che, in modo più o meno esplicito e chiaro, attraversa le richieste che i pazienti ci rivolgono. «Soffrire» il dolore significa anche accogliere l'aspirazione che la vita venga restituita, che il piacere torni a scorrere, che a una via Crucis segua una Pasqua, secondo l'efficace immagine di Ferro (2015).
Scopo di questo lavoro è quello di riflettere intorno al ruolo che il piacere svolge nel promuovere la vita psichica e nel definirne la qualità. Da dove nasce, dove origina la spinta vitale che non solo avvia l'attività mentale e la sostiene, ma accompagna anche il percorso di soggettivazione? La domanda ha più risposte secondo il «vertice» di osservazione che scegliamo. Per quanto mi riguarda utilizzerò la lente della sessualità infantile per cercare di mostrare il ruolo che questo aspetto, all'origine del discorso psicoanalitico e dell'invenzione freudiana, svolge nella fondazione dello psichico. Essa testimonia, infatti, nella molteplicità di forme in cui si esprime (il sogno, il gioco, le diverse forme di autoerotismo ecc.), la tendenza generale al piacere e rappresenta anche una fonte di creatività e di ricchezza del funzionamento dell'apparato psichico. Come scrivevano Ambrosiano e Gaburri (2008, 5), la sessualità non solo testimonia «una crescita e una trasformazione dell'individuo», ma parla anche della sua «capacità di investire con passione il mondo» (ivi).
Di che cosa parliamo quando parliamo di sessualità? Da una parte possiamo riferirci all'aspetto autoconservativo della sessualità, che risponde alla dotazione