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Qui su l'arida schiena del formidabile monte sterminator Vesevo, la qual null'altro allegra arbor né fiore, tuoi cespi solitari intorno spargi, odorata ginestra, contenta dei deserti…
A inizio analisi Anna sogna: «Sono in un deserto, attorno a me il nulla». «Il deserto è […] il luogo in cui ogni serto si disfa. Sertum è l'intrecciato. […] La nullità della cosa - il suo annientamento o l'imminenza del nulla - è il de sertum» (Severino, 1990). La ginestra, fiore del deserto sopravvissuto alla distruzione, è metafora di tutto ciò che vive nelle pieghe dell'analisi.
Anna, dopo un primo lungo periodo di silenzi impenetrabili vissuti dall'analista come incomprensibili, ostili e provocatori, diventò particolarmente irruenta nelle sue manifestazioni emotive agite: toni accusatori urlati, fughe dalla stanza di analisi precipitandosi per le scale o rifugiandosi nella stanza di attesa, fino al frantumarsi del vetro di una stampa staccatasi dal muro a seguito di una porta violentemente sbattuta. Al frastuono degli agiti aggressivi e scomposti, seguiva, nella seduta successiva, un muto silenzio che andava a reificare un fantasma di distruzione del pensiero e della parola in analisi.