You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Go, go, go, said the bird: human kind cannot hear very much reality.
Lo svolgersi della vita nello spazio e nel tempo dell'uomo è il tema che ha trasformato in questo periodo gli argini del Tevere in una straordinaria tela: Triumphs and Laments è il titolo che l'artista William Kentridge ha dato alla sua opera. Un affresco di un'umanità capace di grandi imprese, così come di produrre il male, il dolore: trionfi e tragedie, distruzioni e sofferenze, ma anche amore e speranza.
Le immagini cui Kentridge ha affidato la narrazione immaginifica della vita di Roma, sin nel suo mito fondativo, il delitto fratricida di Romolo, vengono alla luce per «via di levare» la patina di smog che annerisce la superficie di travertino. Il risultato è un'iscrizione effimera. Una traccia in cui il tempo, artefice dell'usura dei luoghi, così come di quella dei corpi e delle esistenze, farà tornare le anonime moltitudini umane verso «la lunga notte, non onorati e non cantati perché non