You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«L'Universo non è tenuto a essere bello, eppure lo è». Partono da questa riflessione le Cinque meditazioni sulla bellezza (2006) di François Cheng. La Bellezza è un enigma, essa esiste senza che la sua necessità, a prima vista, appaia evidente. La bellezza è insistente, onnipresente, pur dando l'impressione di essere superflua. La Natura è pictrix, vuole mostrarsi, farsi immagine in forme e colori, esibendo la propria bellezza e il proprio lusso. Non possiamo immaginare un universo che sia solo vero o reale senza che la minima idea di bellezza giunga solo a sfiorarlo.
«Non come il mondo è, è il mistico, ma che il mondo è»: così, in modo straordinario medita Wittgenstein (1961, 6. 44, 81). Il filosofo ci trasmette la meraviglia per l'esistenza del mondo; «l'esperienza di vedere il mondo come un miracolo» è un modo diverso da quello scientifico, ci suggerisce sempre Wittgenstein, vedere il mondo-vita (per il filosofo mondo e vita sono equivalenti) come un miracolo è diverso da vederlo come qualcosa da risolvere o spiegare, meravigliarsi della vita nostra e altrui (del paziente ad esempio), non è la stessa cosa che spiegarla. E ciò detta un limite anche etico alle speculazioni epistemologiche in campo psicoanalitico. Ma affinché il mondo-vita esista, è necessario che ci sia una differenziazione di elementi: ogni erba, ogni fiore, ogni uomo, ciascuno di noi è un essere singolare, unico ed irripetibile. L'unicità trasforma ogni essere in una presenza, che proprio come un albero, un fiore… un uomo, non smette mai di tendere, attraverso il tempo, verso la pienezza della propria fioritura, che è la definizione stessa di bellezza.