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In alcuni recenti lavori ho proposto di vedere la teoria psicoanalitica della sublimazione e la teoria estetica del sublime entrambe come teorie della soggettivazione (Civitarese, 2014, 2016a). La sfida dell'estetica come disciplina è di indagare nella forma il mistero dell'arte e del sentimento della bellezza che essa suscita in noi, e che sperimentiamo come qualcosa che ci eleva verso l'umano e l'esistenza autentica. Non diversamente la sfida delle teoresi psicoanalitica è di sviluppare un discorso che possa dire indirettamente come nascono le prime forme dello psichico. A mio avviso l'esperienza estetica nell'arte e nella clinica psicoanalitica hanno a che fare con la costituzione intersoggettiva o sociale dell'individuo colta nel suo livello pre-riflessivo o intercorporeo. Per mettere a punto degli strumenti che ci aiutino a intuire dove si possa collocare l'intersezione tra queste due modi dell'esperienza umana, e seguendo alcune suggestioni di letture, provo qui a intrecciare la figura del vortice e i concetti di ritmo e di idea (o, meglio, di idea sensibile).
Traggo l'ispirazione per proporre l'immagine del vortice da una nota di Walter Benjamin che ne fa una figura dell'origine come immanente al presente. Devo invece la conoscenza della nota a un libro di Giorgio Agamben, Il fuoco e il racconto (2014).