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Ellen, che è in analisi da molti anni e la cui vita è molto migliorata, senza tuttavia che ne siano state intaccate la cronica infelicità quotidiana o l'esplicita insoddisfazione per la terapia, inizia una seduta raccontando un sogno. Si trova in un appartamento che non è proprio casa sua ma in cui abita per un po'di tempo. Apre la porta del bagno che è molto sporco, puzzolente e pieno di merda. Fa schifo, tutto fa schifo. Ma su uno scaffale del bagno vede degli asciugamani che sembrano nuovi e sono molto belli. A lei piacciono in particolare i colori che le fanno venire in mente i colori del tappeto e del divano del mio studio. Immagina di poter usare gli asciugamani per pulire lo schifo.
Mentre fa associazioni al sogno noto un netto cambiamento nel modo in cui descrive gli asciugamani. Mentre nel racconto del sogno erano belli, man mano che ne parla sembrano sempre più repellenti. Ellen non sembra accorgersi di questo. Mentre la ascolto mi rendo conto che non saprei dire se questo cambiamento faccia parte del sogno come è stato sognato o se sia invece un aspetto del suo modo di raccontarmi il sogno. La distinzione mi sembra importante perché mi chiedo se e come la mia presenza influenzi la sua esperienza. Semplificando all'eccesso per il momento, mi chiedo se la paziente attacchi la sua esperienza interna di piacere o se porti me dentro l'esperienza che lei vive come particolarmente tossica. E vorrei anche aggiungere che pur essendo concentrato su questo, mi rendo conto che questa domanda non è poi così interessante e che proviene dal mio controtransfert.