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Età della vita che sono importanti indicatori del disagio della nostra civiltà sono l'adolescenza e l'età di mezzo. Esse sono periodi di crisi e di ristrutturazione dell'identità e li potremmo usare come cartine di tornasole di quello che Kaës (2012) ha chiamato il malessere attuale. Il processo di costruzione dell'identità è uno dei nodi di questo disagio e in molte situazioni ne scorgiamo la problematica. L'identità si costruisce nelle identificazioni con le figure di accudimento, con il gruppo di appartenenza, attraverso i processi di filiazione e affiliazione, con la cultura nella quale siamo immersi, con il gruppo dei pari con il quale siamo in relazione, e nella nostra identità nucleare, nella relazione con il nostro proprio corpo. Già Meltzer (1978) ci aveva illustrato l'importanza del gruppo dei pari nella costruzione dell'identità e ognuno di noi ha osservato i processi di rispecchiamento nel gruppo sociale, sia esso gruppo di lavoro o di socializzazione, e le identificazioni crociate che caratterizzano i suoi membri.
L'anoressia implica l'identità, il corpo e l'immagine, e il suo enigma ci porta al centro della dinamica piacere/dolore e del loro paradossale legame reciproco. Basti pensare alla negazione del piacere del cibo che l'anoressica fa, ma anche a quello che la Kestemberg e la Decobert (1972) chiamavano «l'orgasmo da digiuno» e Brusset (1998) «il godimento endogeno tossicomanico».
In altri lavori (Nicolò, 2010) ho ribadito la necessità di distinguere tra differenti tipi di anoressia: una vera e propria anoressia che per alcuni è una psicosi