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Il titolo del libro, una citazione del pittore Paul Klee, esemplifica e sintetizza in maniera efficace il tema del testo: «metà prigioniero metà alato» vuole intendere - nelle parole di Paul Klee che Riccardo Lombardi fa sue - che il «coesistere di impotenza corporea e mobilità psichica è la dicotomia dell'essere umano […] [e che] ognuna delle due parti in cui è lacerato il suo essere, accorgendosi dell'altra, prende coscienza della sua tragica incompiutezza» (19). Siamo davanti ad un testo originale, come segnalato nella prefazione di Antonino Ferro, in cui «il lettore è obbligato a posizionarsi da nuove prospettive» (Ferro, 2016, 29): esso propone, quindi, una nuova fisionomia della psicoanalisi, mettendo al centro l'interesse per il corpo e la relazione corpo-mente, così come il conflitto e la dissociazione che possono intervenire tra loro.
Il radicamento nel corpo del funzionamento mentale è presente nella tradizione psicoanalitica a partire da Freud-Klein-Bion, ma negli anni tale approccio ha subito un condizionamento psicologizzante e sistematizzante. Lombardi ricolloca le radici del funzionamento mentale all'interno del corpo del soggetto, ossia in una dimensione che è originariamente a-simbolica: un approccio che implica una continua attenzione alla dinamica creativa tra livello concreto del corpo e livello rappresentativo della mente, fondando un'oscillazione dialettica che va dal corpo alla mente e dalla mente arriva al corpo.
Nell'appendice al libro, che può essere letta anche come introduzione, Lombardi ci propone un suo originale excursus storico sugli autori che si sono occupati della relazione corpo-mente, a partire da Freud stesso (1915) che ha collocato la pulsione a «necessità di lavoro» (Arbeitsanforderung), cui è soggetta la mente in virtù del suo legame con il corpo. Partendo da una concezione del transfert come «totale», in linea con l'insegnamento della Klein, Lombardi elabora una nuova concezione del transfert inteso come transfert sul corpo, c