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Con il primo numero dell'anno si conclude il mio mandato come direttore della Rivista di Psicoanalisi. Ho reso conto annualmente all'Assemblea dei Soci di come stavo attuando il programma elettorale presentato a suo tempo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e penso si possa dare un giudizio positivo sulla realizzazione dei vari punti. Innanzitutto nella scelta dei collaboratori. In redazione ho chiamato Colleghi di vari Centri, tra cui anche alcuni molto giovani, e di ogni orientamento teorico; e tutti in possesso di valide credenziali scientifiche. Allo stesso modo sono stati invitati regolarmente a scrivere e a collaborare Soci che si riconoscono in tutte le Scuole di pensiero psicoanalitico. Mi sono attenuto pertanto rigorosamente a un criterio di democraticità, il che vuol dire anche di rispetto dei meriti e delle competenze.
La decisione un po' controversa di pubblicare alcuni articoli originali in inglese - scelta che, come altre importanti, per esempio quella del nuovo editore ecc., è stata condivisa con tutto l'Esecutivo - ha avuto effetti parziali perché solo quasi a fine mandato ho potuto disporre dello strumento necessario per far correre per il mondo la Rivista, cioè un sito ben strutturato. Ciononostante la mia impressione è che la Rivista sia ora assai più nota sul piano internazionale, come si evince dalle richieste di ospitare lavori che arrivano anche dall'estero.
Lo scopo principale ma non esclusivo dell'iniziativa era ovviamente - per quei lavori e quegli autori - di obbligare a citare la Rivista in modo da farne salire il prestigio. La Rivista è già indicizzata in vari database, ma non serve a molto se non ne cresce il prestigio e se non ne aumenta la diffusione. Quanti di noi vanno sul PEP per scaricare lavori dall'IJP, dal JAPA e dal Psychoanalytic Quarterly, e quanti dalla miriade (più di settanta) di altre riviste che pure sono disponibili? In base alla mia esperienza posso dire che difficilmente capita di andare oltre le tre o quattro p