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«L'uso di un oggetto e l'entrare in rapporto attraverso identificazioni» è forse il più complesso tra gli scritti di Winnicott, e certamente uno dei più importanti. C'è una triste storia associata alla prima presentazione di questo lavoro, al «New York Psychoanalytic Institute» la sera del 12 novembre del 1968. Con grande delusione di Winnicott, il lavoro ricevette un'accoglienza tiepida e scettica. Milrod, nel verbale ufficiale dell'incontro, scrive: «Winnicott ha risposto in modo affascinante ed eccentrico dicendo che il suo concetto era stato fatto a pezzi e che lui era contento di abbandonarlo» (Rodman, 2003, 328). Poco dopo l'incontro, Winnicott ebbe un attacco di cuore. Una versione modificata del lavoro presentato a New York uscì l'anno successivo sull'International Journal of Psychoanalysis (Winnicott, 1969), e una versione leggermente rivista fu pubblicata postuma in Gioco e realtà (1971). Si dice che «il giorno della sua morte, 25 gennaio 1971, Winnicott stava ancora rivedendo lo scritto per pubblicarlo in Gioco e realtà» (Samuels, 2001, 38). Analizzerò qui la versione del 1971.1
Le mere suggestioni di quello scritto sono tante che non bisogna soltanto leggerlo, ma partecipare alla sua scrittura. Le idee che svilupperò in questo articolo