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Questo stato emotivo di angoscia che sta alla base delle fobie non deriva da alcun ricordo.
Provo a suggerire come la differente interpretazione dell'angoscia da parte di Freud determini due differenti collocazioni delle fobie nel campo clinico. Una prima fase concerne l'omologazione delle fobie all'isteria attraverso l'identico meccanismo della rimozione. Il testo centrale di questa operazione, all'apice di un lungo percorso iniziato dalle prime riflessioni sulla nevrosi di angoscia nel ‘92, è l'analisi del Piccolo Hans (1908). In questa prima fase Freud, nell'individuare un dispositivo non più sintomatologico/descrittivo, riconduce gradualmente il campo delle fobie nel campo di quella che chiamerò la «tentacolare isteria». In un secondo momento, cerco di suggerire come, a partire dalla distinzione tra Sintomo e inibizione (1925), Freud restituisca alle fobie una posizione più autonoma dall'isteria collocandone l'organizzazione in una fase dello sviluppo pre edipica e più «fisiologica che psicologica». In questa seconda prospettiva l'angoscia non è più l'esito della rimozione, ma l'agente, attraverso l'Io, della rimozione. Cercherò di proporre, infine, anche attraverso la presentazione di un passo clinico, come l'analisi possa toccare livelli progressivi di dissociazione: un primo livello di evitamento fobico, che nel corso dell'analisi può introdurre ad un secondo livello, più «originario» di blocco evolutivo. L'angoscia, in