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Nel luglio 1977 Wilfred Bion, allora settantanovenne, tenne nove seminari a Roma con la figlia psicoanalista, Parthenope Bion Talamo, come interprete. I primi quattro seminari si svolsero sotto gli auspici della Società Psicoanalitica Italiana, mentre il Gruppo di Ricerche di Via Pollaiolo organizzò i cinque finali. A differenza dei seminari clinici a Brasilia, tenuti due anni prima (1975), o quelli programmati a San Pãulo l'anno successivo (1978), gli incontri a Roma non proponevano un programma predefinito.
Nessuno dei partecipanti psicoanalisti o psicoterapeuti di gruppo era al corrente di che cosa Bion avrebbe parlato esattamente, né lui conosceva i loro interessi precipui o i loro quesiti. E sebbene tale formato estemporaneo fosse stato adottato da Bion anche quando aveva tenuto i seminari alla Tavistock (1976, 1977 e 1978), la dinamica di gruppo fu del tutto diversa, poiché in questi Bion e i partecipanti parlavano la stessa lingua e Londra era la sua «città natale» psicoanalitica. Perciò i Seminari italiani, come documento scritto, costituiscono un aspetto unico del contributo bioniano alla psicoanalisi.
Gran parte dell'esigua letteratura secondaria sui seminari di Bion s'incentra sul suo lavoro di supervisione e ignora, in particolare, i Seminari italiani come fonte importante per comprendere la sua modalità di lavoro come analista con i singoli e i gruppi. Per esempio, in un bel saggio sullo stile analitico Ogden (2012, 118) descrive i seminari clinici di Brasilia e Sãn Paulo definendoli «una rara opportunità