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«Scrivere la psicoanalisi» è il titolo di un lavoro di Alberto Semi pubblicato nel 1993. Se da un lato scrivere la psicoanalisi è una necessità - sostiene l'autore - dall'altro scrivere la psicoanalisi appare come un compito impossibile. È impossibile rappresentare sul piano della coscienza «la complessità frastagliata, dilaniata, contradditoria eppure anche unica dell'apparato psichico». In questo senso, argomenta Semi, è impossibile «scrivere la psicoanalisi» e anche trasmettere la psicoanalisi per iscritto. Ma «scrivere la psicoanalisi» è anche il titolo di una rubrica inaugurata da Giuseppe Civitarese nel 2013 sulla Rivista di Psicoanalisi. Il primo lavoro comparso in quella rubrica era di Angelo Battistini. Era dedicato al problema di scrivere la clinica. Dopo di lui, molti altri autori si sono cimentati in quel difficile compito.
Il rilievo della difficoltà di «scrivere la psicoanalisi» in senso stretto (si potrebbe dire) è un tema classico sul quale lo stesso Freud si era autorevolmente pronunciato: «È noto che non s'è ancora trovato il modo di trasmettere al resoconto di un'analisi la forza persuasiva che emana dall'analisi stessa. Né servirebbe a questo scopo la redazione di verbali esaustivi di quel che accade durante le sedute […] Resoconti come questi non si pubblicano dunque per convincere chi finora ha rifiutato la psicoanalisi o assunto nei suoi confronti un atteggiamento scettico; l'intento di queste pubblicazioni è di recare un contributo originale destinato unicamente agli studiosi che si sono già procurati le loro convinzioni grazie ad esperienze personali condotte sui malati» (Freud, 1914, 492).
In questo passo Freud vede la questione sotto il profilo della «forza persuasiva» che emana dalla pratica psicoanalitica e che il resoconto scritto non sarebbe in