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Il percorso prende le mosse da Introduzione al narcisismo (1914), e Lutto e melanconia (1917); i due lavori, che seguono da vicino i Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi (1913), segnano un momento topico del percorso freudiano perché aprono in successione rapida due questioni di carattere clinico: la gestione transferale della relazione analitica nei disturbi di personalità (il narcisismo patologico) e nelle psicosi (depressione-melanconia).
Le due patologie, infatti, mettono in crisi la tenuta della teoria del transfert basata sul modello pulsionale a trazione libidica. Il paziente narcisista, a partire dalle implicazioni cliniche implicitamente connesse alla lettura freudiana del narcisismo, sarebbe incapace di investire transferalmente l'oggetto analitico dei suoi vissuti pulsionali, rivolti invece sulla propria persona. Il melanconico da parte sua apparirebbe privo di qualsiasi spinta libidica capace di illuminare il suo mondo interno e quello esterno; tali mondi, privati di alcun investimento pulsionale, rischiano dunque di rimanere cupamente bui, quando non contagiati dalle istanze mortifere che hanno preso il posto di quelle libidiche, e la persona dell'analista non si sottrarrebbe a tale destino!
Conosciamo tutti la soluzione data al problema dalla Klein: non esiste un mondo psichico privo di relazioni pulsionali, necessariamente ambivalenti, con gli oggetti, sia interni che esterni; sarà la natura prevalente dell'investimento (libidico o distruttivo) a determinare il destino del soggetto medesimo (sanità o patologia), ma l'ineludibilità del transfert consentirà l'accesso alla cura analitica dei pazienti gravi.
La prospettiva kleiniana consente dunque di illuminare in modo nuovo il narcisismo che si propone come un derivato difensivo secondario di relazioni oggettuali