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La rete: un luogo per connettere il dolore alle immagini e ai pensieri
Un aspetto di pregio di questo contributo, ultimo della sezione bambini e adolescenti realizzata come una opera collettiva da diversi colleghi nel periodo 2012-2016 - quasi un nuovo manuale di terapia b/a - è il taglio di curiosità con il quale l'autore si interroga sul mondo virtuale che attrae i ragazzi.
Uno sguardo che illumina e non giudica, che cerca tra le pieghe di un fenomeno i lati oscuri, ma anche quelli costruttivi, descrivendo i videogiochi e il web come un luogo di transito verso capacità in divenire.
In questo senso esso ci riporta all'origine del metodo psicoanalitico in cui lo sguardo si fa curioso si tiene lontano dal giudizio e si impegna a sostenere lo sviluppo. In ogni processo terapeutico, ricordando un frammento di una frase di un filosofo indiano del X secolo: «non viene in realtà fatto nulla di nuovo, né viene illuminata una cosa che prima non lo fosse veramente, bensì semplicemente viene rimossa l'idea che ciò che è luminoso non sia tale».1
Per una curiosa coincidenza l'articolo di Daniele Biondo ripercorre alcuni aspetti dello sviluppo di questa rubrica.
Come gli adolescenti usano il digitale per trovare una forma collettiva di scambio e di contatto, così questa rubrica è iniziata con un lavoro a più mani sulla relazione con i genitori. Come accade tra ragazzi, anche nella famiglia psicoanalitica questa forma collettiva ha incontrato la difficoltà di alcuni a rinunciare ad aspetti narcisistici a favore di un esperimento di creatività gruppale. Tale difficoltà si è poi ricomposta in modo diverso attraverso l'invito esplicito a cui molti colleghi hanno aderito con generoso entusiasmo, ad avventurarsi su strade meno battute, scrivendo di esperimenti, idee innovative e incontri inaspettatamente trasformativi del sé e della tecnica.
Nella rubrica sono così stati pubblicati sedici articoli preceduti da una breve introduzione tesa ad evidenziare gli aspetti di novità e corredati da i