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We are living in a yellow submarine.
«Quest'opera ripercorre l'evoluzione del mio modo di intendere il lavoro con i pazienti schizofrenici e include molto di ciò che ho appreso da insegnanti, supervisori, colleghi e amici» (IX). Così esordisce Bollas nella Nota per il lettore di questo suo ultimo lavoro che è un lascito e un monito per le nuove generazioni di clinici che si avvicinano alla schizofrenia. Ma è altresì una testimonianza di straordinaria dedizione e profondo rispetto per i suoi pazienti schizofrenici, la loro brillante inventiva tramite cui cercano di superare le difficoltà e, soprattutto, il loro straordinario coraggio.
La riflessione di Bollas sulla persona schizofrenica attraversa tutta la cultura psicoanalitica degli ultimi sessant'anni: dagli analisti britannici che hanno creduto all'analizzabilità degli schizofrenici, all'Austen Riggs di Stockbridge, alla Menninger Clinic di Topeka, fino alla Tavistock Clinic di Londra e alla ricca tradizione finlandese di approccio alla cura del paziente schizofrenico.
Il contesto teorico in cui si iscrive questo libro, che è anche un'autobiografia professionale dell'autore, è esplicitamente ispirato, tra gli altri, dagli insegnamenti di Wilfred Bion, Ronald David Laing, Hanna Segal, Betty Joseph, Herbert Rosenfeld.
Nonostante l'enorme lavoro compiuto dai grandi clinici che si sono occupati della schizofrenia, essa rimane un enigma: per quanto complesse siano le circostanze che caratterizzano il nostro mondo, per quanto disturbanti siano i nostri genitori o le altre persone, le nostre menti - di per se stesse - producono contenuti in grado di sopraffarci. Per poter essere felicemente normali quindi - dice Bollas - dobbiamo piuttosto cercare di instupidirci riducendo la nostra consapevolezza cosciente della complessità sia delle nostre menti, sia della partecipazione alla vita