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Scopo di questo scritto è di riflettere sulle complessità che incontriamo nell'analizzare persone con problematiche di carattere narcisistico e di avanzare alcune considerazioni sugli impasse non infrequenti in questi casi. Nel solco della lezione freudiana, assumendo il mito come una narrazione che trova la propria eco nelle strutture patologiche individuali, prenderò lo spunto dalla storia di Narciso per indagare l'argomento oggetto di questo lavoro.
A tal fine presenterò inoltre del materiale del trattamento di un paziente tormentato dal pensiero dell'invecchiamento e della morte che è perennemente alla ricerca di lusinghe e di apprezzamenti, con la convinzione di poter controllare a piacimento la risposta degli oggetti e sigillare la temporalità.
Alla luce degli elementi emersi nella cura, nella seconda parte di questo contributo esporrò alcune riflessioni di carattere clinico e teorico sulla «Malattia dell'Idealità» (Chasseguet Smirgel, 1976).
Nelle Metamorfosi Ovidio descrive Narciso come un giovane di tale bellezza che ogni creatura umana che lo incontrasse restava affascinata da lui.
Come è noto, un giorno si imbatté in una pozza d'acqua tersa e non appena vide rispecchiata la propria figura se ne innamorò perdutamente, credendo che fosse un'altra persona.
Egli si vive senza età e fintanto che si ammira in quello specchio immobile percepisce se stesso in tutta la sua giovinezza ed immune dal trascorrere degli anni. Disperato per non poter congiungersi alla propria figura piange, ma le lacrime