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«… ciò che è differente da qualcosa è sempre differente per qualche cosa, tanto che necessariamente ci deve essere qualcosa di identico per cui [due oggetti] sono differenti».
Chi cerca la categoria «identità» fra le pagine della gloriosa Enciclopedia Einaudi viene rapidamente indirizzato alle voci che concludono il VI volume, dove il lemma Identità/differenza (Rambaldi, 1979) viene interposto fra Identificazione e transfert (Bernard-Weil, 1979) e Ideologia (Vuillemin, 1979). Per concettualizzare il tema che la Rivista di Psicoanalisi ha deciso di affrontare in questo numero, i curatori della summa del pensiero laico degli anni Settanta proponevano un'articolazione concettuale che - ecco la prima ipotesi - resta ancora oggi convincente. «Identità e differenza», scrivevano , «costituiscono una tra le coppie filosofiche più significative, estremi inscindibili di ogni metodo sia analitico che sintetico», da sempre riconosciute come «categorie irrinunziabili per una conoscenza articolata del mondo» (ivi).
Si tratta di concetti di diversa provenienza che rimandano da un lato alle vicissitudini della vita psichica del soggetto (le identificazioni e i transfert che ci costituiscono) e dall'altro ai processi che producono e riproducono le forme collettive del pensiero (le teorie, le filosofie e le ideologie).