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Èinnegabile che il mondo digitale ponga problemi e domande non solo per le discipline scientifiche o umanistiche in generale, ma anche per la psicoanalisi e la dimensione etica. L'inevitabile confronto che così si genera chiede di approfondire una serie di temi che appaiono sempre più cogenti. Il fatto che la nostra disciplina legga le variegate sfaccettature della natura della realtà virtuale ingenera immediatamente anche l'opposta direzione, mettendo in evidenza come il cyberspace interessi ed influenzi approfondimenti sulla psicoanalisi stessa e sugli spazi virtuali della mente.
Se è scontato che ci sia un duraturo interesse riguardo alle caratteristiche psicopatologiche dei soggetti dipendenti da Internet, esplorandone la possibilità di approccio e le possibilità terapeutiche, meno dato per scontato è il fatto che ci si addentri nella natura della realtà virtuale, a partire dal cyberspace ed utilizzandolo come una possibile prospettiva di pensiero riguardo alla psicoanalisi medesima e gli spazi virtuali della mente, la loro possibile esistenza e il loro possibile significato, il ruolo all'interno del setting, le conseguenze di tutto questo nella relazione e nel campo psicoanalitico, e le eventuali caratteristiche distintive dell'incontro analitico in questo campo.
La nostra disciplina da almeno un ventennio si sta interessando del mondo informatico da numerosi vertici: quello individuale, quello congressuale, ed anche a livello IPA,1 magari con opposte temperature emotivo-affettive. Abbiamo quindi