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Con questo numero della Rivista inizia una nuova rubrica. Dedicata ai dibattiti promuoverà il confronto tra punti di vista diversi ma non in contrapposizione tra di loro, che, perfino quando esprimono prospettive opposte, dialogano. I temi che saranno di volta in volta proposti avranno in comune l'essere desueti/inconsueti. Temi in disuso, messi da parte, ma persistenti nel ricordare che una questione data per superata, risolta, resta ancora aperta, interrogante, fertile. Oppure, temi in voga, di cui si parla molto, che, tuttavia, a causa di un successo incentivante il loro abuso, diventano logori. Ciò che del loro potenziale innovativo è sfuggito al logorio, mantiene viva dalla sua posizione defilata di cosa desueta una prospettiva inconsueta.
La seconda caratteristica dei temi che saranno dibattuti è quella di essere di pertinenza psicoanalitica, ma in grado di interessare esponenti di cultura non analisti. Il loro contributo, quando sarà considerato utile, servirà non tanto a un confronto tra saperi diversi, quanto piuttosto a allargare le maglie del nostro dialogo, per farlo “respirare” meglio.
Il primo tema scelto è l'incesto. Ne parlano Tiziana Bastianini, Fabio Ciaramelli, ordinario di filosofia del Diritto nella facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli, e Alberto Semi. Nel suo contributo Semi mette in rilevo il fatto che l'incesto, nella forma del rapporto erotico primario con la madre, fondante la sessualità, è un'esperienza che tutti fanno. Il significato della sua proibizione non può prescindere da questo dato di realtà. L'incesto è, al tempo stesso, proibito e (inconsciamente) ambito. Il dis-incesto, consente lo sviluppo del pensiero e della civiltà, ma, come Freud ebbe a dire, realizza anche la più drastica mutilazione della vita erotica dell'uomo.
Ciaramelli, più vicino, seppure criticamente, alla posizione di Lacan, sottolinea il legame tra la proibizione dell'incesto e la necessità di allontanarsi dalla fantasia paralizzante e mortifera di