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Il concetto di incesto ci interroga in vario modo. Però una delle modalità difensive dall'inquietudine che esso evidentemente desta, è tipicamente quella di dare per scontato il riferimento ad un'esperienza definita. In questa nota cercherò di mettere in evidenza come il concetto sia per contro problematico e come l'esperienza cui sembra potersi riferire debba poter essere letta attraverso le scoperte e le implicazioni conseguenti effettuate dalla psicoanalisi. Anche il concetto ne risulta profondamente modificato.
Iniziamo con l'osservare come le definizioni di incesto che si ritrovano nei dizionari manifestino il loro carattere storico e culturale. Ad esempio nell'edizione 1998 del Vocabolario della lingua italiana di Zingarelli vengono riportate due definizioni, la prima che riproduce sostanzialmente l'art. 564 del Codice Penale italiano, la seconda che recita «Correntemente, rapporto sessuale tra persone di sesso diverso tra le quali esiste uno stretto legame di sangue». Una definizione, quest'ultima, troppo vaga per quanto riguarda il riferimento allo «stretto legame di sangue» e troppo netta per quanto invece riguarda il «tra persone di sesso diverso». Come definiremmo una relazione omosessuale tra madre e figlia o padre e figlio oppure ancora tra fratelli? La escludiamo dalla categoria dell'incesto? Si può pensare che all'epoca - non poi troppo lontana - l'idea di una relazione incestuosa omosessuale fosse o impensabile o talmente inaccettabile da neppure prenderla in considerazione? Ma oggi le cose stanno ancora così?
Quanto al «legame di sangue», non è agevole definire quanto esso debba essere stretto per poter realizzare la situazione di incesto. O, per essere più precisi, questo criterio varia a seconda delle culture umane.