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Come ha scritto Claude Lévi-Strauss in Le strutture elementari della parentela, la legge originaria che interdice l'incesto contiene in sé «gli attributi contraddittori di due ordini esclusivi»; infatti, «unica fra tutte le regole sociali, essa possiede al tempo stesso un carattere di universalità» (1949, 47). Si tratta, dunque, di una vera e propria «istituzione universale», che ha la paradossale proprietà di rappresentare «la caratteristica distintiva dei fatti di natura, e contemporaneamente la caratteristica distintiva - che teoricamente contraddice la precedente - dei fatti di cultura» (1949, 49). Il superamento dell'endogamia e l'incoraggiamento dell'esogamia ne costituisce il significato fondamentale e il mito edipico è quello che meglio l'esprime. Nella sua Antropologia strutturale Lévi-Strauss ne analizza la diffusione trasversale e la riconduce al carattere ricorrente della sua struttura oppositiva (1958, 238-245). Ma al di là di questa sua organizzazione formale, il contenuto della situazione edipica - e quindi il significato della proibizione dell'incesto - si radica nella socializzazione della psiche del singolo.
Centrando la sua attenzione e la sua interrogazione sul desiderio, in tutta l'ambiguità di quest'ultimo, il contributo concettuale della prospettiva psicoanalitica individua nel processo di socializzazione un punto mobile di congiunzione e passaggio tra natura e cultura, evitando d'irrigidirle in una contrapposizione che escluda