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Il transfert è un pilastro del metodo psicoanalitico. Tuttavia, a fronte della sua incontrovertibile centralità, il suo statuto concettuale pone un intrico di questioni. È quindi perspicua la scelta di titolare Il problema del Transfert 1895-2015 il ponderoso testo curato da Riccardo Galiani e Stefania Napolitano, la cui copertina è già di per sé, nella veste grafica, un'efficace introduzione al percorso proposto di cui si preannuncia una così ampia estensione temporale. Lagache et al. sono gli autori designati, e come lettrice convocata dal testo vorrei innanzitutto evidenziare quel et al. che, in modo minimalista, affianca all'autore princeps il contributo di altri, di cui segnalo il rapporto con l'Università.1 Sebbene sia evidente la rilevanza del testo di Lagache, che costituisce la prima parte del volume, sarebbe ingeneroso sottovalutare l'interesse della seconda, un lavoro di ricerca collettivo a raggiera, con l'ambizione di tracciare l'evoluzione del concetto di transfert sin dai suoi esordi, (in)seguendone sviluppo storico e declinazioni in autori come Klein, Lacan, Winnicott, Bion, Laplanche. Il richiamo al contesto di riferimento degli autori italiani vuol far risaltare uno dei modi di intendere la presenza della psicoanalisi all'Università: un serio e appassionato impegno di studio e di ricerca intorno a temi che caratterizzano e qualificano la specificità del discorso psicoanalitico. Da questo punto di vista attribuisco all'impresa collettiva, di cui il volume è frutto, un valore paradigmatico, non solo perché mette a disposizione uno strumento di consultazione prezioso, ma anche perché mostra, in modo esemplare, come una condizione di marginalità accademica possa ospitare progetti che attestano ed alimentano la fiducia nella vitalità della psicoanalisi.
In questa premessa, a me cara, è insita anche una non facile dichiarazione di intenti: per l'impossibilità di addentrarmi nelle innumerevoli ramificazioni del