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Se non potrò riuscire ad essere chiaro verbalmente, potrò ripiegare sulle azioni che «parlano» più forte delle parole. Se fossi un bambino potrei provare ad urlare. Se mia madre non fosse capace di comprendere ciò, potrei divenire così impaurito del rumore (delle mie urla) da tacere; allora nessuno, nemmeno me stesso, potrebbe udire le mie urla. Potrei cercare invece di compiere delle azioni. Se crescessi e trovassi un analista, potrei provare ad agire.
L'incontro del soggetto con il mondo e con gli oggetti in esso contenuti è un'esperienza, fin dal principio, eccitante e terribile. Dal momento della nascita il neonato è esposto a una continua, incalzante esperienza fatta d'innumerevoli contatti sensoriali con oggetti sconosciuti, sensazioni violente, stati che si alternano senza poterli né controllare né, lì per lì, comprendere. L'elemento che il neonato ha a disposizione in modo innato, per abbozzare una prima discriminazione, è in rapporto alla sensazione di piacere o dispiacere che il contatto con l'oggetto evoca sensorialmente in lui. Ma per dare forma psichica e regolare l'intensità dell'esperienza prima, e per giungere a distinguere il me dal non-me poi, il neonato ha bisogno di un'altra mente, di un Nebenmensch, come ha chiamato Freud quell'essere