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Conoscere l'umano non significa separarlo dall'universo, ma situarvelo.
Da decenni le dinamiche di crisi ambientale hanno posto al centro le contraddizioni dei nostri rapporti tra società e ambiente, tra conflitti ambientali e la crescente competizione per le risorse. L'attenzione sulla «natura» da sfruttare, o da proteggere, è però slittata continuamente alle periferie del dibattito pubblico, delle politiche o dei necessari cambiamenti del nostro sistema economico, nonostante ampie dinamiche sociali e anche di mobilitazione locale ripensino le proprie relazioni nell'ambiente proprio a partire da progetti di vita e stili di consumo. Le dinamiche di surriscaldamento globale hanno intensificato questa dimensione di crisi: il «clima impazzito», il «caos climatico», come termini ricorrenti che «emergono» dal silenzio, se non in ambiti scientifici specialistici e delle scienze naturali (che si occupano quindi, di «natura») mostrano tanto il disorientamento sociale e culturale a fronte delle nuove dinamiche ambientali, quanto la difficoltà di pensare, dire e studiare nelle scienze umane ciò che concerne le relazioni tra società e ambiente.