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«L'assunto di questo nostro libro sulle psicosi è […] che l'ambito dell'esperienza psicotica contiene un potenziale di conoscenza ancora in massima parte inesplorato: un potenziale la cui esplorazione può arricchire tutte le persone interessate alla condizione umana, ma soprattutto tutti i professionisti e operatori della salute mentale. Siamo, infatti, convinti che la psicoanalisi possa enormemente arricchirsi dell'esplorazione delle psicosi come base del [suo] rinnovamento» (2).
A questi iniziali assunti dei curatori, Riccardo Lombardi, Luigi Rinaldi, Sarantis Thanopulos, aggiungo l'urgenza di: «ricollocare la nostra scienza nella sua matrice clinica, rilanciando l'esplorazione delle forme più estreme in cui si presenta il disagio mentale» (ivi).
Affermazioni che uniscono, a mio avviso, l'impegno scientifico a quello etico e sgombrano presto il campo da possibili approcci intellettuali al tema del libro. Approcci intellettuali ed estetizzanti che potrebbero essere rintracciati nel recente Se il sole esplode di Cristopher Bollas (2015), nell'affermazione che la schizofrenia è: «a suo modo, una specie di forma d'arte tramite cui la persona si muove nel mondo come soggetto [al fine di assentarsene e], allo scopo di nascondere il Sé», se l'autore non si fosse premurato di premettere che: «nemmeno per un istante [si deve sottovalutare] l'immenso dolore» (pag. 106) sofferto da questi pazienti.
A questo proposito John Kafka, uno degli autori del nostro volume, ricorda le parole di Joanne Greenberg, una famosa paziente di Frieda Fromm-Reichmann: «Forse la cosa più forte che mi piacerebbe dire è che la creatività e la malattia mentale sono oppositive, non complementari» (39).
Il libro, dopo l'Introduzione dei curatori, si compone di quattro parti.
Parte prima: Prospettive generali sull'esperienza psicoanalitica con le psicosi, con i lavori di: 1) Didier Houzel (Caen); 2) John Kafka (Wahington); 3) Franco De Masi (Milano) 4) Riccardo Lombardi (Roma).
Parte seconda: Comunicazio