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Che bella sorpresa accompagna il lettore che scopre il libro di racconti di Giuseppe Martini! L'autore ci ha abituato ai suoi libri di psicoanalisi, dove la riflessione colta e serrata si articola con la descrizione clinica. La psicosi e la rappresentazione, La sfida dell'irrappresentabile, Ermeneutica e narrazione, per citare solo tre dei suoi tanti lavori, ci mostrano la sua lunga esperienza al contempo psichiatrica, psicoanalitica e filosofica che fanno di lui la punta emergente della riflessione psicoanalitica sull'ermeneutica. Legato a Ricoeur, che conobbe personalmente e con cui intrattenne un ricco rapporto negli ultimi anni di vita del filosofo che sfociò in una importante Conversazione sulla psicoanalisi, contribuendo ad organizzare presso il Centro di Psicoanalisi Romano un seminario molto significativo che fu poi pubblicato per la Franco Angeli.
Le storie infrante è un'opera narrativa sui generis: un insieme di racconti articolati in un romanzo, scritti con mano leggera, con una prosa colta e raffinata che ci ricorda molti romanzi del primo Novecento dove lo studio accurato dei paesaggi si alterna con la descrizione degli stati d'animo dei personaggi.
Attraverso la narrazione dei differenti episodi che ritornano alla sua memoria, entriamo nel mondo dei ricordi personali e professionali del narratore, ora psichiatra di reparto, ora studente universitario alle prese con un amico geniale ma bizzarro. Il narratore si «perde tra le onde del tempo» e in un effetto alternato figura/sfondo, gli riappare la partenza di 20 anni prima dal piccolo paese natio e l'incontro con uno dei personaggi del libro da cui invece lo separano ben 40 anni di vita. In questo gioco all'infinito si susseguono le storie dei pazienti che egli ha incontrato e non solo. Il libro si apre con un prequel: il ritorno del protagonista nei luoghi della sua infanzia dopo la comunicazione perturbante - da parte di un paziente schizofrenico nel corso di un colloquio - della morte di una sua cara am