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Il 77° Colloquesi annunciava molto interessante per l'argomento: L'interpretazione, ed è stato molto ricco sia nei due rapport, sia nei diversi atelier, sia nelle tavole rotonde, di cui una, sull' Interpretazione con il bambino: incidenza sulle modalità interpretative con l'adulto, condotta da Cosimo Schinaia. Negli atelier gli oltre 600 partecipanti ridiscutevano i temi proposti nei rapport attraverso le proposte di un relancer (tra gli italiani: La Scala e Breccia)e la partecipazione di due discutant e del pubblico numeroso. Inoltre l'edizione di quest'anno vedeva coinvolte ben 29 società aderenti, tra cui la società britannica di nuovo ingresso.
I due rapport di Emmanuelle Chervet e di Brigitte Eoche-Duval propongono titoli apparentemente molto distanti: Patient, et interprète. Le domaine intermediarire il primo, centrato sulla funzione soggettivante dell'interpretazione, L'interprétation analitique, un acte subserifil secondo, centrato sull'atto, di per sé sovversivo nella situazione analitica, dell'interpretare e pertanto sulla potenza trasformatrice dell'interpretazione che sovverte l'immobilità della sintomatologia psichica. I lavori sono effettivamente centrati su vertici di osservazione diversa, ma in più di un'occasione il lettore si trova senza sorpresa a un crocevia che entrambe le autrici sono costrette ad attraversare. Tra questi: la processualità dell'interpretazione, che è impegnata in più tempi e in più modi, seguendo il percorso del processo analitico e favorendolo, e la necessità dell'incontro con il soggetto che, se costretto dal trauma ad una ripetizione funzionale alla sua sopravvivenza, cerca nell'analisi l'opportunità per un salto epocale a favore della vita.
Per tale ragione cercherò di proporre una sintesi che li accomuna, ponendo di tanto in tanto dei distinguo.
Già dal titolo di E. Chervet possiamo ricavare due punti fondamentali per una riflessione:
Il paziente è individuato come soggetto e non come oggetto dell'interpretazione.
Il dominio