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La ricchezza del dibattito sull'analisi infantile e, in particolare, proprio sul setting e sul transfert, che sin dai suoi esordi ha appassionato molti analisti, ha creato sicuramente posizioni estreme insieme a un movimento di idee, intuizioni e dibattiti che ancora oggi c'impegnano con nuove sfide, sempre con la stessa passione. Un dibattito che ha portato a focalizzare sempre meglio la fondamentale importanza del setting come organizzatore peculiare della situazione psicoanalitica e del metodo psicoanalitico.
L'articolo di Macalpine (1950) negli anni Cinquanta propone l'idea che «il transfert è introdotto dal dispositivo del setting». Un concetto che assume, già da allora, il senso di una svolta, tanto che lo stesso Laplanche attribuisce a tale ipotesi il valore di una «scoperta», come nota Roussillon (1995, 24).
Una svolta che rilancia il dibattito sul significato complessivo del setting rispetto al processo analitico.
Nello stesso anno, inoltre, viene pubblicato l'articolo «Sul controtransfert» di Heiman (1950) che fa del controtransfert uno strumento di conoscenza e un elemento significativo dello stesso processo analitico.
Da quel periodo il setting assume sempre più rilevanza come contenitore e dispositivo di cura, come hanno sottolineato anche Winnicott (1954), Bion (1962, 1970), Bleger (1966, 1967).