You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il pompiere: «Parlo di cose che ho sperimentato io stesso. La natura nient'altro che la natura. Non i libri».
Risponde M. Martin:«Esatto, la verità non si trova d'altronde nei libri, ma nella vita».
La cantantecalva di Ionesco
Parlare di psicopatologia grave nella primissima infanzia e, ancora di più scriverne, è impresa ardua. È un po' come lavorare in un paradosso, lontano da quella gioiosa neotenia che il bambino piccolo evoca normalmente nelle nostre menti. Se poi a scriverne è un analista infantile che svolge il proprio lavoro anche in ospedale, per molte ore la settimana, come neuropsichiatra dell'infanzia, la simultaneità del ruolo, il bilinguismo culturale e comunicativo, rendono necessarie una fluidità nell'approccio clinico e una malleabilità dell'intervento particolarmente esigenti, perché si verifichi davvero un incontro intersoggettivo efficace.
In questo lavoro, ho voluto rappresentare la scivolosità del tema, la sfida nell'affrontare la psicopatologia grave nella prima infanzia, dove ancora non abbiamo modelli univoci, specifici e consolidati come traccia: vi è ancora un laboratorio di pensieri e riflessioni aperte che necessiteranno ulteriore ricerca, un work in progress che è proprio il fascino di questo lavoro, e che questo scritto non risolverà.