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Difficile fare ipotesi su una relazione analitica, da piccoli scorci di un testo. Testo che in questo caso non solo ha, come tutti i testi, un rapporto inevitabilmente problematico con la reale esperienza vivente che intende raccontare, ma che è anche ulteriormente rielaborato (suppongo) per rendere irriconoscibile la protagonista. I pensieri che seguiranno sono quindi solo un esercizio di immaginazione su alcuni aspetti della narrazione di D'Agostino, variazioni sui temi di un racconto, per comodità articolate attorno ad alcuni punti.
Nelle tre pagine iniziali D'Agostino ci descrive il suo incontro con Bruna.
L'inizio del racconto è significativo, come spesso gli incipit.
Si apre il sipario e la scena è subito forte. Sembra che con questo inizio il narratore voglia lasciare al suo lettore una impronta a tinte nette.
D'Agostino descrive un insieme di impressioni che nell'incontro con Bruna gli si impongono e che, a sua volta, trasmette al lettore: in primo piano le impressioni perentorie di militaresco, di duro, di bloccato, di rigido, di controllato, di violento, di guerresco (l'immagine delle guerriere mascoline dei poemi cavallereschi); ma girano anche vergogna, sottomissione, umiliazione, erotizzazione della sottomissione; i momenti di contatto innescano un allarme nel quale appaiono conglutinati insieme paura e desiderio; il problema, posto da Bruna, «della diffidenza nei confronti degli uomini», all'origine della sua «caotica e insoddisfacente vita sentimentale», subito viene iscritto in una questione più vasta, provvisoriamente indicata come un dibattersi tra «sfiducia paranoide» e «desiderio di aprirsi all'altro».