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Questa lezione introduttiva è dedicata all'analisi dell'istanza ripetitiva in psicopatologia, ove essa assume un rilievo cospicuo, articolato nelle espressioni proprie dei vari quadri psicopatologici. Per ripetitività voglio intendere la tendenza cosciente o inconsapevole, sovente incoercibile, a ripetere gesti, attitudini, pensieri, comportamenti.
Trattandosi dunque di un tema dominante, ai limiti fra istanze biologico-istintuali e comportamenti dotati di un certo grado di libertà, il problema della ripetizione può essere utilmente affrontato in una prospettiva che partendo dalle esperienze patologiche inquadri ad un tempo il senso di tale costante rapportato alle funzioni normali, infantili e adulte. Nelle condotte normali infatti gli automatismi e gli atti abituali, a livello singolo e collettivo, esplicano funzioni di elevato significato.
Questo accostamento tocca un problema del più alto interesse, che la psichiatria è chiamata continuamente ad affrontare, ossia quello della trasposizione di modelli propri del patologico al normale e viceversa.
Un'ampia corrente di studi ha svolto da tempo efficaci critiche alle facili analogie fra pensiero patologico, infantile e primitivo. Purtuttavia ben difficilmente potremmo considerare un evento psicopatologico disgiunto dai suoi significati referenziali universalmente validi, e sarebbe oggi difficile negare l'utilità dei dati derivanti dalla patologia mentale per lo studio dei fenomeni psicologici individuali e di gruppo. D'altra parte una concezione dei fenomeni psicopatologici intesi come una categoria chiusa, finirebbe per mitologizzare il concetto di normale e per esasperare d'altra parte quello di alienazione, negando il nesso relazionale che il