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La Rivista di Psicoanalisi ha accettato con grande interesse la proposta di ripubblicare lo scritto di Dario De Martis «Attività ripetitive e ritmiche in psichiatria», accompagnandolo con una mia nota che giustifichi questa riproposizione a distanza di tanti anni dalla sua pubblicazione originaria. Lo scritto di De Martis risale infatti al 1967, in questi cinquant'anni è ovviamente invecchiato e ha quindi un valore innanzitutto storico-documentario e oggi anche celebrativo. De Martis è infatti morto 20 anni fa, e ne hanno rievocato nel 2017 la figura scientifica e umana sia l'Università sia il Centro Psicoanalitico di Pavia con due distinti incontri. Ma per quale ragione mi è sembrato più che celebrativo riesumare questo antico scritto? Come accade a molti studi psicoanalitici e a differenza dagli studi della ricerca medica, che diventano ben presto scientificamente obsoleti e rapidamente superati, questo lavoro di Dario presenta caratteristiche metodologiche ed espositive che lo rendono ancora oggi interessante e attuale.
«Attività ripetitive e ritmiche in psichiatria» nasce come lezione introduttiva ai suoi corsi e alla sua presenza all'Università di Cagliari, dove venne «chiamato» nel 1967 dopo aver vinto il concorso a professore ordinario di psichiatria nel 1965. Si tratta dunque di una «prolusione» e insieme di una presentazione alla comunità accademica, una consuetudine che si è andata progressivamente perdendo e che era invece in quegli anni un momento ancora rilevante del Teatro Accademico. Il genere della prolusione iniziava con la presentazione pubblica del neoprofessore. In questo caso fu il Preside di Facoltà Macciotta a tracciare un profilo culturale e scientifico del neo docente, cui seguiva una sua autopresentazione mista a ringraziamenti