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Donatella Lisciotto nel suo bel libro Calpestio riesce a toccare con molta grazia e ironia temi molto inquietanti. E questo non è un limite del libro, ma anzi un pregio perché il tocco leggero riesce in qualche modo a metterci in contatto ancora di più con la drammaticità delle problematiche in campo.
«Il calpestio affettivo» che colpisce per lo più il femminile è «un passare, noncurante, sopra le cose» (VII), sciupando e di fatto distruggendo. È l'opposto dell'aver cura, del rispettare, del considerare.
«Il calpestio è come un sottile abuso. È qualcosa che avviene quotidianamente e sotto gli occhi di tutti, pur restando invisibile e senza alcuna apparente connotazione» (ivi).
Il calpestio riguarda soprattutto «il femminino non riconosciuto e non valorizzato», ma è presente anche in altri contesti. E spesso non è facilmente riconoscibile perché passa attraverso quello che si chiama amore. E così c'è un «calpestio d'amore» (VIII), ed è quello che Donatella Lisciotto ci vuole raccontare attraverso tante storie di donne. L'amore, l'attesa struggente, la delusione son ben descritti da Alda Merini che riesce a cogliere la profondità dei sentimenti vissuti: Ti aspetto e ogni giorno/mi spengo poco per volta/e ho dimenticato il tuo volto (Clinica dell'abbandono, 2004).
Una situazione in cui il calpestio è particolarmente visibile è l'amore narcisistico. L'Autrice descrive in modo molto vivo come l'attacco narcisistico sia «come un cavallo di Troia… avviene in modo subdolo, mascherato di affidabilità e attenzione ma violento e potente» (15).
Sull'amore narcisistico l'Autrice si sofferma in modo molto approfondito citando situazioni cliniche nonché storiche. Vengono così evidenziate caratteristiche sia del soggetto narcisistico, che tende sostanzialmente alla realizzazione dei suoi desideri, sia dell'oggetto narcisistico. «Prerogativa del narcisista è, infatti, l'affascinazione e la sicurezza che trasmette nel momento in cui “promuove” l'oggetto